Etiopia

Rassegna Web

12 agosto 2025

Una delle voci più coraggiose di Gaza, il giornalista di Al Jazeera Anas Al Sharif, è stato ucciso domenica in un attacco aereo, insieme ad altri cinque colleghi.

Anas Al Sharif, noto reporter di Al Jazeera che ha raccontato la dura realtà dell’occupazione israeliana a Gaza e che aveva precedentemente ricevuto minacce da Israele, è stato ucciso domenica in un attacco aereo che ha colpito la tenda dei giornalisti nei pressi dell’ospedale Al Shifa. Nell’attacco sono rimaste uccise sette persone, tra cui un altro corrispondente di Al Jazeera, Mohammed Qreiqeh, gli operatori video Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal e Moamen Aliwa, e un sesto giornalista freelance, Mohammad Al-Khaldi.

L’esercito israeliano ha colpito e ucciso Al Sharif sostenendo che avesse guidato una cellula terroristica di Hamas e che fosse responsabile di lanci di razzi contro civili israeliani. Al Jazeera e lo stesso Al Sharif avevano respinto tali accuse: “Al Jazeera respinge categoricamente la rappresentazione dei nostri giornalisti come terroristi da parte delle forze di occupazione israeliane e denuncia l’uso di prove fabbricate” ha dichiarato all’epoca la rete in un comunicato. Al Jazeera ha inoltre affermato che Anas Al Sharif e i suoi colleghi erano “tra le ultime voci rimaste a Gaza a riportare al mondo la tragica realtà dei fatti”. In particolare, Al Sharif è stato una delle figure giornalistiche più di rilievo durante il conflitto a Gaza e, con oltre 500.000 follower sulla piattaforma social X, era in grado di raggiungere un pubblico vastissimo. Secondo Al Jazeera, l’attacco è stato “un tentativo disperato di mettere a tacere voci in vista dell’occupazione di Gaza”.

L’attacco è stato condannato a livello internazionale. L’Unione Europea, la Cina e la Germania hanno condannato l’uccisione dei giornalisti, mentre le Nazioni Unite hanno descritto l’attacco come “una grave violazione del Diritto Internazionale umanitario”. Il primo ministro del Qatar ha dichiarato: “La deliberata volontà di Israele di prendere di mira i giornalisti nella Striscia di Gaza dimostra quanto questi crimini superino ogni immaginazione”. Il portavoce del primo ministro britannico ha riferito che il premier Starmer è profondamente preoccupato per i ripetuti attacchi contro i giornalisti a Gaza. Inoltre, manifestazioni e commemorazioni si sono tenute a Berlino, nei Paesi Bassi, a Washington, Londra, Oslo e Stoccolma.

L’uccisione di giornalisti da parte di Israele è stata continua e allarmante. Al Jazeera ha dichiarato che almeno 270 tra giornalisti e operatori dei media sono stati uccisi a Gaza, in Cisgiordania, in Israele e in Libano dall’inizio della guerra, nell’ottobre del 2023, rendendo questa guerra la più mortale per i giornalisti.

Di Sonia Iovine

 

Per saperne di più:

https://www.theguardian.com/world/2025/aug/11/i-risked-everything-remembering-six-media-workers-killed-by-israel-in-gaza 

https://www.tasnimnews.com/en/news/2025/08/12/3374482/protests-erupt-in-world-over-israel-s-deliberate-attack-on-journalists 

https://www.reuters.com/world/middle-east/israel-strike-kills-al-jazeera-journalists-gaza-2025-08-11/ 

https://cpj.org/data/killed/all/?status=Killed&motiveConfirmed%5B%5D=Confirmed&motiveUnconfirmed%5B%5D=Unconfirmed&type%5B%5D=Journalist&type%5B%5D=Media%20Worker&cc_fips%5B%5D=IS&cc_fips%5B%5D=LE&start_year=2023&end_year=2025&group_by=year 

11 agosto 2025

Oltre 150 giorni senza aiuto umanitario, malnutrizione infantile in aumento e decine di vittime ogni giorno per fame.

La Striscia di Gaza affronta una crisi umanitaria definita “catastrofica” dall’UNRWA, con nessun accesso ai propri convogli umanitari da oltre 150 giorni. Dal marzo 2025, nessun camion dell’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi ha potuto consegnare cibo, medicine o beni essenziali.”Questa negazione di accesso sta costando vite ogni singolo giorno”, ha dichiarato l’agenzia.

Secondo il Ministero della Salute di Gaza, almeno 61.158 palestinesi sono stati uccisi e oltre 151.000 feriti dall’ottobre 2023, a seguito dei bombardamenti e delle operazioni di terra israeliane in risposta agli attacchi di Hamas del 7 ottobre. Tra le vittime si contano quasi 350 membri dello staff UNRWA.

La situazione alimentare è ormai critica: dal 1° agosto, 193 persone, di cui 96 bambini, sono morte per malnutrizione, con luglio che ha registrato il tasso mensile più alto di malnutrizione acuta nei bambini sotto i cinque anni. L’OMS stima quasi 12.000 casi di malnutrizione acuta infantile, di cui 2.500 gravi.

I prezzi del cibo sono aumentati in maniera esponenziale: il costo della farina di grano è aumentato fino al 15.000% rispetto ai livelli prebellici. UNRWA avverte che solo forniture massicce e continuative possono stabilizzare i prezzi e ridurre la fame.

Il sistema sanitario è sull’orlo del collasso: oltre metà delle forniture mediche essenziali è esaurita e gli ospedali sono costretti a razionare il carburante per i generatori. Nonostante ciò, le squadre UNRWA hanno garantito oltre 1,5 milioni di consultazioni mediche da marzo, ma senza nuovi rifornimenti la loro capacità di salvare vite diminuisce ogni giorno.

La dislocazione forzata tocca il 90% della popolazione: 1,9 milioni di persone sono state sfollate, molte più volte, e quasi 100.000 vivono stipate in 60 rifugi UNRWA. Nel contempo, in Cisgiordania settentrionale, circa 30.000 persone non possono rientrare nelle proprie case a causa dell’operazione militare “Iron Wall” in corso da gennaio.

L’UNRWA e altre agenzie umanitarie chiedono accesso immediato e senza restrizioni per gli aiuti, in linea con i principi fondamentali del diritto internazionale umanitario. Il Consiglio di Sicurezza ONU si riunirà d’urgenza a New York per discutere la recente decisione del governo israeliano di avallare una presa di controllo militare di Gaza, abitata da circa un milione di palestinesi.

Di Sara Maggetto

 

Per saperne di più:

https://news.un.org/en/story/2025/08/1165618 

07 agosto 2025

Israele uccide almeno 27 civili in fila per il cibo a Gaza, mentre la visita di Ben-Gvir ad al-Aqsa scatena proteste nella regione.

Almeno 27 palestinesi sono stati uccisi domenica da forze israeliane mentre cercavano disperatamente cibo presso un punto di distribuzione gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation (GHF) nel sud della Striscia. Secondo testimoni, i soldati hanno aperto il fuoco in modo indiscriminato sulla folla affamata. Lo stesso giorno, sei persone sono morte per fame o malnutrizione, portando a 175 il numero totale di vittime per denutrizione dall’inizio dell’anno, di cui 93 bambini.

Dalla fine di maggio, oltre 1.400 civili sono stati uccisi mentre tentavano di accedere agli aiuti umanitari, secondo le Nazioni Unite. Nonostante le rassicurazioni israeliane sull’ampliamento dell’accesso agli aiuti, le organizzazioni umanitarie denunciano che le restrizioni restano limitate e che il flusso attuale è largamente insufficiente a contrastare la carestia.

“Abbiamo bisogno di un ingresso sostenuto e massiccio di aiuti per un lungo periodo,” ha dichiarato Hisham Mhanna del Comitato Internazionale della Croce Rossa. Ospedali e pazienti, afferma, necessitano di cibo supplementare per poter affrontare la crisi sanitaria e nutrizionale che si aggrava di giorno in giorno.

Nel frattempo, le operazioni militari israeliane continuano. Un raid ha colpito la sede della Mezzaluna Rossa Palestinese a Khan Younis, uccidendo un membro dello staff e ferendone altri tre. Un attacco separato ha colpito una scuola utilizzata come rifugio, causando altre vittime.

Il bilancio totale delle vittime nella Striscia di Gaza dall’inizio della guerra, scoppiata dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 che ha provocato circa 1.200 morti in Israele, ha superato i 60.000 morti, secondo il ministero della Sanità di Gaza.

In parallelo, nuove tensioni sono esplose a Gerusalemme Est, dove il ministro israeliano per la Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha pregato pubblicamente sulla Spianata delle Moschee (Monte del Tempio per gli ebrei), accompagnato da circa 1.250 persone e scortato dalle forze militari. Si tratta della prima volta che un ministro israeliano compie un atto simile, sfidando l’accordo di status quo che consente solo visite, ma non preghiere, ai fedeli ebrei sul sito sacro anche all’Islam.

La visita, avvenuta in occasione del Tisha B’Av, è stata condannata duramente dalla Giordania, custode ufficiale del luogo, che l’ha definita “una provocazione inaccettabile”. Ben-Gvir ha colto l’occasione per rilanciare la sua linea radicale, chiedendo l’annessione della Striscia di Gaza e l'espulsione dei palestinesi.

Intanto, le immagini di ostaggi israeliani visibilmente emaciati, diffuse durante il fine settimana, hanno riacceso proteste in Israele. Il primo ministro Netanyahu ha chiesto al CICR di fornire cibo e cure ai prigionieri israeliani. Hamas ha dichiarato di essere disposto a collaborare, ma solo in cambio della cessazione dei raid aerei durante le operazioni umanitarie.

Nel contempo, manifestazioni si sono svolte anche in Cisgiordania, dove migliaia di persone hanno protestato contro la guerra e la detenzione di oltre 10.800 palestinesi nelle carceri israeliane, denunciando torture, abusi e privazioni.

Di Sara Maggetto

 

Per saperne di più:

https://www.theguardian.com/world/2025/aug/03/israeli-shootings-ghf-food-site-gaza-ben-gvir-al-aqsa

13 luglio 2025

Israele uccide 82 palestinesi in un giorno a Gaza. Trump parla di una possibile tregua, mentre l’ONU denuncia rischi per migliaia di civili.

In un’escalation drammatica del conflitto in corso,  il 10 luglio 2025 le forze israeliane hanno intensificato gli attacchi aerei e terrestri sulla Striscia di Gaza, uccidendo almeno 82 palestinesi in sole 24 ore. Tra le vittime figurano anche nove civili che stavano cercando aiuti umanitari, secondo quanto riferito dal Ministero della Salute palestinese.

Le violenze si sono verificate  in un momento particolarmente problematico dal punto di vista umanitario , con centinaia di migliaia di sfollati e un’emergenza alimentare e sanitaria crescente, soprattutto in prossimità di ospedali e scuole. Altre 55 vittime sono state registrate nella mattinata successiva.Il bilancio complessivo della guerra è devastante: almeno 57.762 morti e 137.656 feriti a Gaza, mentre le autorità israeliane contano 1.139 vittime e oltre 200 ostaggi dall’attacco del 7 ottobre 2023.

I medici degli ospedali principali di Gaza lanciano inoltre l’allarme per la sopravvivenza di oltre 100 neonati prematuri e circa 350 pazienti dializzati. La carenza acuta di carburante, provocata dall’assedio israeliano, impedisce il funzionamento di incubatrici, apparecchiature salvavita e generatori elettrici fondamentali per le cure mediche.

Sul piano diplomatico, il presidente statunitense  Donald Trump si è mostrato ottimista, dichiarando, dopo colloqui con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ci siano le possibilità  per una tregua di 60 giorni. Secondo Trump, Israele ha accettato le condizioni di una tregua temporanea, ma l'accordo non è stato formalizzato in quanto Hamas ha rifiutato la proposta negoziale sostenendo che la soluzione escludeva il completo ritiro delle truppe israeliane da Gaza.

Intanto, il capo dell’UNRWA ha criticato duramente i piani israeliani per trasferire in massa i palestinesi verso Rafah, definendoli pericolosi e contrari al diritto internazionale umanitario.

La comunità internazionale è chiamata a intervenire con urgenza per evitare una catastrofe umanitaria su scala ancora maggiore. Le richieste di cessate il fuoco, protezione dei civili e accesso sicuro agli aiuti umanitari si moltiplicano, ma il cessare delle ostilità resta ancora un miraggio.

Di Sara Maggetto

 

Per saperne di più:

https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2025/7/10/live-israel-kills-dozens-in-gaza-as-trump-says-very-good-chance-of-truce  

9 luglio 2025

In Cisgiordania peggiora la crisi umanitaria: sfollamenti continui, blocchi e ospedali al collasso. Sinjil la nuova prigione a cielo aperto.

Il 4 luglio 2025, la città cisgiordana di Sinjil, a nord-est di Ramallah, è stata completamente isolata da una recinzione metallica alta cinque metri, costruita dalle autorità israeliane. L’accesso è ora limitato a un unico punto di ingresso, presidiato dai militari, e ha confinato fisicamente la popolazione residente di circa 8.000 abitanti a soli 4 ettari di terreno, impedendo loro l’accesso diretto ai terreni agricoli. Ufficialmente, la misura servirebbe a proteggere un’arteria stradale riservata agli israeliani, tuttavia sul piano pratico, ciò comporta gravi conseguenze per i residenti, che denunciano la perdita dei mezzi di sussistenza e notevoli difficoltà negli spostamenti quotidiani.

"Sinjil è ormai una grande prigione [...] ora ci è proibito andare al vivaio. Tutti gli alberi che avevo sono bruciati e andati perduti", ha detto Mousa Shabaneh, 52 anni, padre di sette figli che ha visto la sua unica fonte di reddito andata distrutta dagli operai che erigevano le barriere.

Secondo l’Autorità Nazionale Palestinese, questa misura si inserisce in una strategia più ampia volta a rendere la vita dei palestinesi sempre più difficile nei territori occupati, mentre le autorità israeliane sostengono che la libertà di movimento non è stata compromessa in quanto l’ingresso principale della città resta accessibile, e soprattutto ne rivendica l’esigenza per la protezione della sicurezza nazionale. 

Questo, insieme alla mancanza di carburante utile per mantenere attivi i servizi essenziali, al sistema ospedaliero al collasso e a tanti altri problemi, contribuisce a rendere ancora più critica la situazione in tutta la Striscia di Gaza. 

Il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, ha sottolineato l’urgenza di un rifornimento immediato, specialmente per alimentare i sistemi idrici, gli ospedali e le reti di telecomunicazione, ma Secondo l’Ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) le operazioni umanitarie risultano fortemente limitate: solo quattro su 12 tentativi di coordinamento logistico con le autorità israeliane sono andati a buon fine lunedì scorso e soltanto uno di questi ha portato alla consegna di aiuti. 

Rimane ferreo l’appello del Segretario per un cessate il fuoco e la «condanna della perdita di vite umane tra i civili». 

Di Viviana Ciucci

 

Per saperne di più, leggi:

https://news.un.org/en/story/2025/07/1165347

https://www.reuters.com/world/middle-east/west-bank-town-becomes-big-prison-israel-fences-it-2025-07-04/

https://news.un.org/en/story/2025/07/1165321

Gaza è a rischio collasso dell’intero sistema sanitario senza che a questa consapevolezza segua un'azione urgente da parte della comunità internazionale per preservare i servizi medici essenziali

Secondo il ICRC, Comitato Internazionale della Croce Rossa, è necessario intraprendere azioni concrete per preservare l'accesso alle cure mediche di emergenza e salvavita nella Striscia di Gaza.

Ad oggi, il Nasser Medical Complex e l'European Gaza Hospital (EGH) - entrambi situati nel sud della Striscia di Gaza - sono gli unici due ospedali di riferimento che forniscono servizi avanzati di chirurgia e medicina d'urgenza con una grande capacità di posti letto, che però non è sufficiente per gli attuali feriti e malati di Gaza.
Meno del 20% del territorio di Gaza, circa 60 chilometri quadrati, è ora rifugio di oltre 1,5 milioni di persone.

Queste persone vivono in condizioni disperate nel sud della Striscia di Gaza, dove la drammatica escalation dei combattimenti minaccia la loro sopravvivenza.

"Ogni ospedale della Striscia di Gaza è sovraffollato e mancano le forniture mediche, il carburante, il cibo e l'acqua. Molte strutture sanitarie ospitano migliaia di famiglie sfollate. E ora altre due strutture rischiano di andare perse a causa dei combattimenti. L'impatto cumulativo di questi fattori sul sistema sanitario è devastante e occorre intervenire con urgenza". Ha dichiarato William Schomburg, capo dell'ufficio del CICR a Gaza.

Il diritto umanitario internazionale stabilisce che tutte le parti in conflitto devono rispettare e proteggere pienamente le infrastrutture mediche.

Le condizioni devastanti degli ospedali nella Striscia di Gaza sono un esempio del mancato rispetto delle regole del diritto internazionale umanitario.
I civili sono coloro che stanno pagando il prezzo più alto.

Come riportato da Amnesty International, la decisione presa dalla Corte internazionale di giustizia (CIG) il 26 gennaio 2024 di ordinare misure provvisorie in risposta al caso di genocidio del Sudafrica contro Israele rappresenta un passo importante che potrebbe contribuire a proteggere la popolazione palestinese della Striscia di Gaza da ulteriori sofferenze e danni irreparabili.

La decisione della Corte Intenazionale di Giustizia è un autorevole promemoria del ruolo cruciale del diritto internazionale nella prevenzione del genocidio e nella protezione di tutte le vittime di crimini di atrocità.
“Questa decisione invia un chiaro messaggio che il mondo non resterà in silenzio mentre Israele persegue una spietata campagna militare per decimare la popolazione della Striscia di Gaza e scatenare morte, orrore e sofferenza contro i palestinesi su una scala senza precedenti", ha dichiarato Agnès Callamard, segretario generale di Amnesty International.

 

Per saperne di più, leggi:

https://www.icrc.org/en/document/gaza-risk-complete-medical-shut-down-without-urgent-action-preserve-services

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2024/01/israel-must-comply-with-key-icj-ruling-ordering-it-do-all-in-its-power-to-prevent-genocide-against-palestinians-in-gaza/

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