Papua Nuova Guinea

13 settembre 2017

Il centro di detenzione sull’isola di Manus chiuderà, ma non ci sono alternative valide per le centinaia di rifugiati che vi si trovano.

L'agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) ha espresso grave preoccupazione riguardo la situazione in cui si trovano le centinaia di persone detenute nel centro regionale di smistamento per richiedenti asilo sull'isola di Manus, in Papua Nuova Guinea. Nel 2016 le autorità di Australia e Papua Nuova Guinea avevano annunciato l'intenzione di chiudere il centro di detenzione, chiusura che avverrà a ottobre 2017, nonostante l'assenza di una valida alternativa per i detenuti. Un anno dopo, la stessa incertezza riguardo il futuro e la paura per l'assenza di sicurezza al di fuori del centro è causa di forte stress per i rifugiati e i richiedenti asilo.

Secondo la legge australiana, chi viene intercettato mentre cerca di raggiungere illegalmente il Paese via mare può essere recluso in centri di detenzione finanziati dallo stato australiano, in attesa che il caso sia esaminato. Questi campi di detenzione si trovano sull'isola di Manus e sull'isola di Nauru, entrambe nell'oceano Pacifico. Attualmente nel centro di Manus vivono circa 773 persone, inclusi molti bambini o intere famiglie. Alcuni rifugiati e richiedenti asilo hanno trascorso anni in questi luoghi, dove le condizioni di vita sono estremamente precarie. Negli anni, i centri di detenzione sono stati criticati dalle Nazioni Unite e da diverse associazioni che si occupano di diritti umani. Tra i detenuti i casi di violenza sono molto comuni. Nel 2016 un'inchiesta giornalistica del quotidiano The Guardian ha documentato più di 2.000 casi di autolesionismo, aggressioni e abusi sessuali avvenuti nel corso dei due anni precedenti nel solo centro di Nauru.

L'UNHCR, per prevenire ulteriori tragedie e crisi, ha inoltre rinnovato il suo appello all'Australia per trovare soluzioni umane, al di fuori della Papua Nuova Guinea e di Nauru, per chi ancora è detenuto "off-shore", cioè al di fuori dei confini nazionali. Questa comunicazione è arrivata pochi giorni dopo la notizia della morte di Hamed Shamshiripour, 31 anni, richiedente asilo iraniano che è stato trovato morto nei boschi dell'isola di Manus il 7 agosto. Secondo la polizia l'uomo si è suicidato, ma la famiglia ha chiesto un'autopsia e l'apertura di un'inchiesta ufficiale.

 

Per saperne di più, leggi:

http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=57325#.Wa5jszmLlz9
http://www.unhcr.org/598909c17.html
https://www.theguardian.com/australia-news/2017/aug/09/manus-asylum-seeker-death-hamed-shamshiripours-family-want-autopsy-in-australia
https://www.theguardian.com/australia-news/2017/aug/16/australias-offshore-detention-centres-terrible-says-architect-of-system
http://www.aljazeera.com/news/2016/08/australia-close-manus-island-refugee-prison-camp-160817063256597.html
http://edition.cnn.com/2016/01/27/asia/australia-nauru-children-detention/
http://www.aljazeera.com/news/2016/08/nauru-leak-reveals-children-sexually-abused-prison-160810044154291.html
http://www.tpi.it/mondo/asia-e-oceania/nauru/centro-detenzione-nauru-australia-richiedenti-asilo-bambini/#r