Prospettive e sfide della stampa 3D nella prostetica in contesti con scarsità di risorse

Prototipo #2 della protesi stampata dallo Swinburne University of Technology, comparabile al modello SACH e studiato per calzare una scarpa. Prototipo #2 della protesi stampata dallo Swinburne University of Technology, comparabile al modello SACH e studiato per calzare una scarpa. © Source: 3DPrint.com, available at: https://3dprint.com/84190/3d-printed-foot-prosthetics/

Partendo dalle origini della prostetica, Giulio Coppi analizza il suo sviluppo ed uso in contesti con risorse limitate attraverso una riflessione che mette in luce punti di forza, debolezza e prospettive future.

Come si evince dai primi esempi documentati risalenti all’epoca egizia del 1500 a.C., si fa uso di prostetica da migliaia di anni. Nei secoli successivi le protesi hanno subito un costante miglioramento, fino all’arrivo di tecniche di amputazione moderne e modelli di protesi innovative nel 16esimo secolo grazie ad Ambroise Paré, padre della chirurgia moderna e precursore del design prostetico. Nonostante l’innegabile miglioramento della qualità e delle capacità delle protesi moderne, c’è ancora un grande problema legato, in maniera particolare, al costo troppo proibitivo del materiale prostetico. Questo fattore risulta limitante non solo per paesi con scarsità di risorse, ma anche per quelli economicamente fortunati ma in recessione economica o stagnazione.

La creazione nel 1984 della prima stampante 3D, che permette la realizzazione di oggetti tridimensionali mediante produzione additiva, ha rappresentato secondo alcuni un punto cruciale nello sviluppo del settore. Si può senza dubbio affermare che sia il campo della medicina che della prostetica siano state rivoluzionate da questa invenzione, che è oggi disponibile al grande pubblico tramite la diffusione di modelli sempre più portatili ed efficaci, e allo sviluppo di macchine dal design aperto. Sia paesi in via di sviluppo che paesi sviluppati hanno mostrato un forte interesse per la stampa 3D, e questo è stata evidenziata la possibilità di produrre, modificare ed adattare la protesi in base alle condizioni specifiche del paziente in contesti con risorse limitate.

Nonostante il fatto che si stia rivelando un’efficace soluzione a molte delle difficoltà che le persone con questa disabilità devono affrontare, anche la stampa 3D presenta dei problemi che devono essere affrontati. Essi includono il possibile impatto ecologico legato alla produzione di una considerevole quantità di plastica, l’alto consumo elettrico, ed il persistente bisogno di supporto tecnico qualificato per rendere i modelli confortevoli e salutari per il paziente. Ad esempio, molte aree remote o rurali sono caratterizzate da una mancanza di tecnologia e ferramenta che rendono la stampa 3D tutt’altro che sostenibile.

In conclusione, bisogna sottolineare che la trasformazione della stampa 3D nella prostetica in una soluzione accessibile per tutti, compresi coloro che vivono in zone con risorse limitate, isolate o in crisi, potrà avvenire solamente risolvendo problemi come quelli citati. E’ questo l’unico modo attraverso il quale si potranno abbattere le barriere strutturali ed ambientali che sono sfortunatamente ancora in piedi.

 

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