Il tema dei bambini coinvolti nei conflitti armati è nelle agende dei governi.

Due bambini soldato ad Aleppo.   Due bambini soldato ad Aleppo. © Reuters: Guillaume Briquet

Gennaio 2018
La tutela dei bambini nelle zone di guerra e la violazione dei loro diritti è un tema ormai nelle agende di molti governi.

L’ottavo rapporto sul monitoraggio svolto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC, United Nations Security Council) sulla questione dei bambini coinvolti nei conflitti armati, prende a riferimento gli sviluppi avvenuti tra 2016 e 2017.

L’attenzione al problema dei bambini nelle zone di guerra è stato sollevato per la prima volta dal UNSC nel 1990 durante il World Summit for Children evidenziando il sempre crescente tasso di flussi migratori di intere famiglie a causa dei conflitti e l’alto numero di bambini soldato arruolati forzatamente.

Il rapporto evidenzia il ruolo del Working Group for Children in Armed Conflict (WGCAC) istituito dal UNSC nel 2005; segue un resoconto della sua evoluzione con attenzione all’attività dell'Ufficio del Rappresentante Speciale per i bambini e il conflitto armato, attualmente presieduto da Virginia Gamba.

Dal rapporto emerge negli ultimi anni come il tema abbia acquisito importanza sempre maggiore: risoluzioni e rapporti di organi governativi (come lo UNSC) hanno integrato nel loro linguaggio la questione del coinvolgimento di bambini nei conflitti armati sottolineando la violazione di diritti umani fondamentali.

Sono stati fatti importanti progressi, ma l’attenzione dedicata ad un tema come questo prosegue verso obiettivi ancora distanti da raggiungere pienamente. Il rapporto del Consiglio di Sicurezza del 2016 mostra, infatti, che la complessità di tali obiettivi è data dalla complessità stessa di quasi ogni conflitto armato di oggi. Gli attori in conflitto non sono più unicamente i singoli Stati bensì anche gruppi armati ribelli, gruppi terroristici, ecc. Per queste tipologie di attori i meccanismi di monitoraggio e denuncia delle violazioni nei confronti dei bambini risultano ancora più complesse da mettere in pratica.

Nel rapporto viene presentato un importante caso di cooperazione in tema di tutela dei bambini: il caso della Colombia. I primi monitoraggi del WG hanno rilevato che le violazioni dei diritti dei bambini sono persistite da parte di FARC e ELN nonostante i precedenti accordi con i rappresentanti del WG e della società civile. Eppure le violazioni e i casi di reclutamento sono diminuiti e ciò grazie al perpetuato impegno tra governo colombiano e WGCAC nel voler metter fine a certe violazioni.

Inoltre, dal rapporto emerge come l’istituzione di organi sussidiari come il WGCAC e meccanismi di listing quali il “naming and shaming” sono stati di fondamentale importanza in relazione alla tutela dei diritti dei bambini. Questo meccanismo consiste nell’inserire in un’apposita lista di denuncia delle parti coinvolte in un conflitto, note per il reclutamento dei bambini negli scontri e per la violazione degli obblighi internazionali.

Tuttavia, nonostante i progressi ottenuti in questo campo, la comunità internazionale e gli organi incaricati della tutela dei diritti dei civili in situazioni di guerra sono ancora distanti dal raggiungimento degli obiettivi fissati. Come esposto nel rapporto, la consapevolezza della rilevanza ed improrogabilità del problema non è automatica e richiede l’azione continua da parte di membri attivi, affinché l’attenzione per la protezione dei bambini nei conflitti armati rimanga un obiettivo primario nelle agende dei governi.

 

Per maggiori informazioni, leggere:

 

http://www.securitycouncilreport.org/research-reports/children-and-armed-conflict-sustaining-the-agenda.php

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